Vittorini in Sicilia

by • maggio 3, 2014 • libri e treni, turismo in treno, viaggiareComments (0)1816

Elio Vittorini giunge con il treno nella sua Sicilia percorrendo la vecchia linea ferroviaria Siracusa-Bivio Giarratana-Ragusa con diramazione Bivio Giarratana-Vizzini. Una linea siciliana a scartamento ridotto, che percorreva la Valle dell’Anapo dove si trova l’importantissima Necropoli di Pantalica e che venne chiusa all’esercizio e smantellata nel 1956.

Alle tre, nel sole di dicembre, dietro il mare che scoppiettava nascosto, il trenino entrava, piccoli vagoni verdi, in una gola di roccia e poi nella selva dei fichidindia. Era la ferrovia secondaria, in Sicilia, da Siracusa per le montagne: Sortino, Palazzolo, Monte Lauro, Vizzini, Grammichele.Cominciarono a passare le stazioni, casotti di legno col sole sul cappello rosso dei capostazione, e la selva si apriva, si stringeva, di fichidindia alti come forche. Etano di pietra celeste, tutti fichidindia, e quando si incontrava anima viva era ragazzo che andava o tornava, lungo la linea, per cogliere frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra dei fichidindia. Gridava al treno mentre il treno gli passava davanti.Soffiava vento entro le cave della foresta; lo si sentiva, alle fermate, suonare, come già dianzi il mare, un vento minuto di scoppietii. Poi svolazzava un lembo di bandierina rossa, si arrivava, si ripartiva.E tra i fichidindia apparivano case; il treno si fermava sulle arcate di un ponte e dal ponte girava la gradinata dei tetti; si attraversava la galleria, si era di nuovo tra fichidindia e scogliere di roccia, e di nuovo non si incontrava altra anima viva che ragazzo.Egli gridava, gridava al treno, mentre il treno gli passava davanti; e il sole era sopra al grido di lui, sulle bandierine rosse, sui cappelli rossi dei capostazione.

D’un tratto, poi, un cappello rosso, una bandierina rossa, un grido di ragazzo furono più senza sole, e sotto i fichidindia fu buio, comparve un lume. Un asino bigio guadò un sentiero d’acqua; e si salì e si passarono gallerie, si videro lunghe schiene di montagne, e alle fermate, giù in una conca, quattro luci, cinque luci, i paesi.

tratto da:

Conversazioni in Sicilia, Elio Vittorini, Bompiani, 1941

(foto di autore non identificato)

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